Palazzo Litta è un edificio storico milanese situato in Corso Magenta. Ritenuto uno degli esempi più fulgidi dell’architettura barocca locale, è attualmente sede della Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Milano, del Polo Museale Regionale, del Segretariato Regionale dei beni e delle attività culturali e del turismo per la Lombardia. 

Un monumento complesso

Pochi altri luoghi nel Comune lombardo trasmettono le medesima sensazioni del monumentale complesso di Palazzo Arese-Litta. In questi cortili, vicini al Palazzo Imperiale della Mediolanum e affacciati sulla parte più antica dell’emisfero urbano, sono cresciuti uomini e donne dall’età romana a quella tardo antica, a quella medioevale. Lo testimoniano i numerosi e prestigiosi ritrovamenti degli scavi effettuati nel Cortile Foro Bonaparte, prosecuzione naturale di via Illica. 

 

Lo sviluppo è un avvicendarsi e un intrecciarsi di storie e di personaggi dall’impatto politico e culturale europeo. Personalità eminenti che, partendo dal progresso, hanno alimentato l’evoluzione su una scala decisamente più vasta. Per oltre duecento anni la struttura ha rappresentato il punto di riferimento della cultura e della mondanità, teatro di memorabili ricevimenti, aperti ad ogni genere di artista (letterati, commediografi, poeti, musicisti, quali – riportano le cronache – Carlo Goldoni, Wolfgang Amadeus Mozart, Giuseppe Parini. 

 

Il primo elemento dell’articolato complesso architettonico – l’imponente cortile centrale a colonne binate – fu costruito nel XVII secolo, precisamente tra il 1642 e il 1648. Su commissione del conte Bartolomeo Arese, una delle figure più influenti della città di allora, l’architetto Francesco Maria Richini perseguì ambiziosi obiettivi. 

 

La dominazione spagnola

Durante la dominazione spagnola il conte Arese, erede di una famiglia di funzionari e giuristi, fece un’importante carriera pubblica, culminata nel 1660 con la nomina di Presidente del Senato. Complice il prestigioso ruolo tributatogli, la dimora, che Richini aveva costruito in forme austere e classiche, divenne uno dei principali ritrovi degli eventi mondani. Impreziosito da uno sfarzoso giardino che arrivava a lambire i bastioni del Castello Sforzesco e affacciata sulla strada di Porta Vercellino, beneficiò del diritto di asilo: al suo interno era impossibile eseguire arresti, senza l’autorizzazione del padrone di casa. 

 

Qui si tennero solenni festeggiamenti in onore di Marianna d’Asburgo, arciduchessa d’Austria, in viaggio verso Madrid per unirsi in matrimonio con il re Filippo IV di Spagna nel 1649, e di Margherita Teresa, infanta di Spagna, moglie dell’imperatore Leopoldo I nel 1665.  Seguirono le celebrazioni di Elisabetta Cristina di Brunswick, Eugenio di Beauharnais, viceré del Regno d’Italia, e addirittura Napoleone. 

 

Oltre alla generale configurazione della parte nobile, dell’edificio seicentesco permane il cortile d’onore dall’ampio loggiato. La parete sovrastante è caratterizzata da due tipologie di finestre: al primo piano con timpani triangolari e curvi alternati, al secondo con incorniciature quadrate. Nel 1671 venne consacrato il Teatro Litta, un oratorio gentilizio affacciato sul Cortile dell’Orologio, opera di Richini nel secondo Settecento. Tre anni più avanti il Palazzo Litta passò in eredità a Margherita Arese, figlia di Bartolomeo e sposa di Fabio III Visconti Borromeo, dunque, intorno alla metà del secolo seguente, alla casata Litta. 

Lo stile barocchetto

A questo punto il complesso acquisì lo stile barocchetto che ancora oggi lo contraddistingue, con gli interventi che trasformarono e completarono il corpo nobile. Si parte dallo scenografico scalone “a forbice” di Francesco Merlo, parzialmente distrutto durante il bombardamento del 1943 – che incredibilmente risparmiò il resto della struttura – e ricostruito nell’immediato dopoguerra, e si arriva alla decorazione pittorica, prevalentemente affidata alla bottega di Giovanni Antonio Cucchi. Sulla volta della maestosa Sala degli Specchi (la sala da ballo), Cucchi affrescò la grande scena raffigurante l’Apoteosi di un Litta. Nella sala e negli ambienti attigui sono tuttora conservati dipinti murali ed assetti decorativi di quell’epoca, tra cui spiccano soprattutto i lambris intagliati e dorati nonché le specchiere, imponenti e leggiadre. 

 

Fu sempre allora che Bartolomeo Bolli si prese carico di realizzare la nuova facciata, composta da un corpo centrale più alto ed aggettante e due ad andamento orizzontale. Lesene di notevoli dimensioni disegnano l’intero fronte e sostengono il cornicione sormontato da due statue che sostengono l’emblema della famiglia Litta. Dell’intera composizione spiccano due possenti telamoni, costruiti alla base del balcone mistilineo. 

 

Nel Palazzo era conservata la Madonna Litta, celeberrimo dipinto attribuito a Leonardo o forse ad un allievo, ma in ogni caso la più leonardesca delle opere prodotte dagli allievi. L’opera fu acquistata nel 1865 dallo zar Alessandro II che la destinò alla collezione del Museo dell’Ermitage a San Pietroburgo che tuttora lo espone. Venduto all’asta nel 1873, Palazzo Litta è rientrato dal 1996 nel patrimonio indisponibile dello Stato. 

 

Raggiungere Palazzo Litta a Milano

Il palazzo è visitabile in occasioni particolari dell’anno (vedi il Fuorisalone, l’evento più importante nel settore dell’arredamento) ed è inoltre dato in concessione d’uso per mostre, eventi di moda e visite guidate. Per raggiungerlo si può prendere comodamente la metro, scendendo all’intersezione tra le linee M1 (rossa) e M2 (verde). In alternativa è possibile trovare diversi percorsi anche in tram sul sito di ATM (www.atm.it). 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here