Palazzo Castiglioni, eretto da Giuseppe Sommaruga nel 1901-1904, è il manifesto artistico dell’Art Nouveau a Milano. L’edificio, sito a Corso Venezia n. 47, fu costruito dai Fratelli Galimberti con tre piani, due facciate, la rimessa e le scuderie. Tale complesso possiede un basamento con bugnato grezzo che ricalca le forme naturali della roccia; le altre decorazioni presenti costituiscono una ripresa dello stucco in stile Settecentesco. Larga parte dell’interesse suscitato è da ricercarsi nella elevata qualità delle lavorazioni (artistiche e artigianali) nonché dei materiali, secondo l’obiettivo dell’arte “totale”, che abbraccia ogni disciplina, tipicamente liberty. Tra i fornitori e il personale rivestirono un ruolo di prima importanza le ditte Corda e Malvestito, adibita a fornire i ceppi, e Porroni di Canzo, specializzata nel serizzo (pietra granatoide). 

 

Ermenegildo Castiglioni

Ereditata una ingente fortuna dall’omonimo nonno nel 1886, l’imprenditore Ermenegildo Castiglioni decise quattro anni dopo di costruire un palazzo in corso Venezia. Chiese un edificio in grado di distinguersi da tutti gli altri e per riuscirci contattò l’arch. Giuseppe Sommaruga, noto per diverse interessanti soluzioni. Questo atteggiamento del committente, che fa tanto nobile del Seicento, determinato a manifestare la propria grandezza, è ravvisabile nella struttura, particolarmente imponente se raffrontata al restante liberty italiano. Ma anche nella audacia di realizzarlo in stile piuttosto inedito per l’Italia in uno dei contesti cittadini più nobili, quasi in affronto ai concittadini benpensanti e conservatori. 

Le statue a forma di donna

Una presunzione pagata a caro prezzo, sotto forma di cocenti critiche nel momento in cui, nel 1903, vennero tolti i ponteggi dalla facciata. L’opinione prevalente fu nettamente contraria, scossa specialmente dall’integrazione di due enormi statue raffiguranti corpi di donna sopra il portale d’ingresso. Entrambe opere di Ernesto Bazzaro, le sculture destarono scandalo tanto da spingere Il Guerin Meschino, giornale dell’epoca, a pubblicare nei mesi successivi all’inaugurazione delle vignette satiriche sulla vicenda. 

 

Le rappresentazioni risultavano indecifrabili nel loro significato simbolico (in realtà simboleggiavano chiaramente l’una la pace e l’altra l’industria); in secondo luogo erano bocciate perché non occupavano un ruolo preciso, non erano cariatidi volte a sorreggere il portale o un bancone. Ultimo ma non ultimo (anzi, era sicuramente l’argomentazione più scottante) si accusavano di essere troppo prosperose e nude. A tal riguardo, circola una bizzarra storia: il popolo milanese si fece così beffa di Palazzo Castiglioni, da ribattezzarlo con l’appellativo di Ca’ di ciapp, ossia Casa delle chiappe

Il trasferimento delle statue

Di conseguenze le due statue furono trasferite nei magazzini della ditta Galimberti e in seguito, sempre a Milano, su un fianco di villa Luigi Faccanoni. Il portale, rialzato e privato dei due importanti elementi, subì necessariamente la ristrutturazione, occupando parte della finestra superiore; tamponata in quella restante da un bassorilievo. In tal modo perse di efficacia il corpo centrale del palazzo, accostabile per enfasi al portale laterale di servizio, impreziosito superiormente da una bella finestra tripartita. In quanto  alle rivestite decorazioni della facciata, l’architetto Formenti scrisse un interessante articolo nel numero dell’aprile 1905 de L’Edilizia Moderna: 

“Noi francamente crediamo che la facciata stesse assai meglio prima che dopo, e sappiamo che lo stesso architetto Sommaruga a malincuore dovette sottostare al desiderio espresso dal proprietario, ritenendo anch’egli che la prima idea era riuscita assai più originale ed appropriata a tutto il complesso dell’edificio, nel mentre il ripiego successivo, si presentava anche a priori, poco adatto. Non è cosa possibile infatti, il togliere d’un colpo tanto facilmente elementi decorativi di una facciata, per sostituirli con altri, quando quegli elementi decorativi sono stati studiati organicamente fusi con tutte le altre parti rimanenti”

L’occupazione delle truppe americane

Nel 1945 le truppe americane occuparono la struttura e distrussero l’arredamento interno, utilizzato come legna da ardere. Si salvarono le lampade, le decorazioni, i ferri battuti. Sottoposto il 5 marzo 1957 a vincolo monumentale, Palazzo Castiglioni fu dal 1965 al 1966 sede della squadra di calcio del Milan. L’anno seguente gli eredi della famiglia Castiglioni cedettero la proprietà all’Unione del Commercio (di cui è sede ancora oggi), a causa delle eccessive spese di manutenzione e della tassa inerente alla realizzazione della linea metropolitana M1. 

L’ingegnere Giorgio Keffer e l’architetto Eugenio Gerli sottoscrissero il progetto di conversione dell’edificio in molteplici uffici con il solo mantenimento di ingresso, salone, veranda, facciate, alcune sale al piano nobile e della palazzina su via Marina. Svuotato tutto il resto, sotto il giardino venne ricavato un auditorium, mentre la palazzina su via Marina confluì in uno stabile moderno. 

Maggiori informazioni su Palazzo Castiglioni ed altri monumenti di Milano è possibile trovarli sul sito www.unitremilano.it

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