Il Coronavirus non è stato ancora debellato, ma a quanto pare non mancano le buone notizie. A Milano ad esempio, nelle ultime 24 ore c’è stato un solo contagio e calano anche i malati in terapia intensiva nell’intera Lombardia. Preoccupano però i focolai sparsi nella penisola, anche se molti esperti dichiarano che la situazione è sotto controllo. Molti studiosi intanto si scindono da quest’opinione, sottolineando che l’emergenza sia ancora in atto. In questo modo la comunità scientifica si può considerare completamente divisa: da una parte c’è chi sostiene che il virus sia privo di “carica infettiva”, dall’altra ci sono inviti a non abbassare la guardia. Importantissima poi la scoperta dell’Ospedale San Paolo e dell’Università Statale di Milano, riguardo alle conseguenze che il Coronavirus può avere sul cervello.

 

Coronavirus: le novità a Milano e l’importante scoperta

 

Il Coronavirus nelle ultime 24 ore ha colpito solo una persona a Milano. Considerando che quest’ultima è stata una delle città più colpite dal Covid durante il periodo della Fase 1 e 2, ora questo unico contagio a quanto pare è un risultato importante. Questo però non è tutto, anche perché nell’intera Lombardia calano i malati in terapia intensiva e la regione è stata fino a pochi giorni fa, una tra quelle con una percentuale più alta di persone contagiate. Importantissima poi la scoperta avvenuta presso l’Ospedale San Paolo e confermata anche dal Centro di ricerca denominato “Aldo Ravelli” dell’Università Statale di Milano. Tale novità riguarda il rapporto che il Coronavirus può avere con il cervello e le conseguenze che può provocare sul sistema nervoso.

Quest’ultimo infatti può risentire di alcuni “strascichi” lasciati dal Covid-19, come ad esempio cefalea, ma anche mialgie oppure può avere l’encefalopatia. Secondo i dati emersi dagli studi effettuati, numerosi pazienti affetti dal Coronavirus hanno risentito di questa sintomatologia. Questa scoperta ha una rilevanza elevata, anche perché permette di capire fino a dove può arrivare a colpire il nuovo “mostro invisibile”. Intanto la comunità scientifica si spacca completamente, formando due gruppi di esperti dalle opinioni contrastanti.

 

La comunità scientifica si spacca

 

Si è completamente divisa la scienza, sull’argomento Covid-19. Da una parte, il professor Zangrillo, primario dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione Generale e Cardio-Toraco-Vascolare dell’IRCCS nell’ Ospedale San Raffaele di Milano. L’esperto sostiene che ormai il virus non sia più “clinicamente pericoloso” e gli fanno eco numerosi altri studiosi. Per sostenere le loro tesi, dichiarano che sono i dati stessi a parlare, come ad esempio il calo dei pazienti trasportati nelle terapie intensive, nonché anche quello dei ricoveri. Il professore specifica che i ricoverati sono tali solo per precauzione, ma di fatto, non possiedono una carica virale preoccupante, né una sintomatologia grave. Per questo motivo, l’esperto e i suoi seguaci dichiarano di dover continuare a seguire le regole anti-contagio, ma senza allarmarsi. Dall’altra parte invece ci sono studiosi di opinione contraria, che si preoccupano molto per i nuovi focolai e sostengono che molto probabilmente ci sarà una seconda ondata del virus a settembre e ottobre. Per ora, non resta che continuare ad essere prudenti e sperare che arrivi il vaccino il prima possibile.

Fonte: www.unitremilano.it

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